間 Ma: La Bellezza del Vuoto e il Silenzio che Parla
Dopo aver esplorato i grandi "sentieri" della società e della spiritualità giapponese, oggi inizieremo una piccola "odissea nello spazio". O, più precisamente, nello "spazio tra". Niente di cosmico o interstellare, quindi, ma sicuramente parleremo di concetti altrettanto profondi...
Apriamo questa breve serie di articoli sull'idea di "spazio" in Giappone con un concetto tanto semplice quanto profondo, un'idea che si oppone frontalmente alla nostra sensibilità occidentale, spesso caratterizzata dall'horror vacui, la paura del vuoto. In Giappone, al contrario, lo spazio vuoto, la pausa, l'intervallo, non sono un'assenza da riempire, ma un elemento attivo, essenziale, carico di significato. Parliamo del 間 (ma).
La parola: La luce tra le porte
Come spesso accade, il kanji stesso è illuminante. Il carattere 間 (ma) è composto da:
・門 (mon): che significa "cancello" o "porta".
・日 (hi): che significa "sole".
L'immagine originale richiama alla mente la luce del sole (日) che filtra attraverso la fessura di un cancello (門). Il Ma non è quindi il "nulla" assoluto, non è il buio. È uno spazio-intervallo che rivela qualcosa, un potenziale, una connessione tra un "dentro" e un "fuori". È l'energia che esiste nello spazio tra le cose.
Il cuore del concetto: il Vuoto come Potenziale
Per capire il Ma, tentiamo di ribaltare la nostra prospettiva. Non è l'assenza di qualcosa, ma la presenza di un potenziale. È lo spazio che dà forma, ritmo e significato a tutto ciò che lo circonda, un concetto profondamente legato alla filosofia Zen e al Taoismo. Il Ma è il vuoto che rende le cose utili: un’idea classica già formulata nel Dao De Jing, cap. 11:
“foggi il vaso d’argilla, ma è il vuoto interno che lo rende utile; apri porte e finestre, e l’utilità della casa sta negli spazi vuoti”
Questa idea è spesso messa in relazione, in Giappone, con il concetto buddhista di vacuità (空, kū) - non il "nulla" ma una "assenza intrisa di potenzialità". Il Ma è la manifestazione estetica di questo principio filosofico.
Le manifestazioni del Ma: Vedere e sentire lo spazio
Una volta che si impara a "vederlo" e a "sentirlo", il Ma si rivela come il principio organizzatore di quasi ogni forma d'arte e di pratica quotidiana giapponese, una sorta di firma invisibile.
・Architettura e interior design: il famoso minimalismo giapponese non è amore per il poco, ma amore per il Ma. Una stanza tradizionale (和室, washitsu), con i suoi pavimenti in tatami liberi da mobili, è un elogio dello spazio vuoto. L'alcova chiamata tokonoma (床の間) è uno spazio sacro destinato a ospitare un singolo elemento artistico (una calligrafia, una composizione ikebana), il cui valore è infinitamente esaltato dal vuoto che lo circonda.
Giardino del tempio Ryōan-ji
・Giardini Zen: nei karesansui (枯山水) ampie aree sono lasciate intenzionalmente "vuote" come Ma che organizza la visione (si pensi a Ryōan-ji). Le vaste distese di ghiaia bianca rastrellata sono una suggestiva manifestazione di Ma: il vuoto non è lo sfondo per le rocce; il vuoto e le rocce insieme sono il giardino.
・Pittura e grafica: qui il Ma prende il nome di 余白の美 (yohaku no bi), la "bellezza del margine bianco", principio cardinale nella pittura a inchiostro e nel design. In un dipinto a inchiostro 墨絵 (sumi-e), lo spazio non dipinto sulla carta è cruciale per l'equilibrio della composizione e per dare vita al soggetto.
・Musica (邦楽, hōgaku): come abbiamo accennato parlando di Yūgen, il Ma è il silenzio carico di tensione tra le note di un flauto shakuhachi (尺八) o tra i potenti colpi di un tamburo taiko (太鼓). È la pausa che dà ritmo e significato al suono. Il compositore Tōru Takemitsu definiva il Ma «uno spazio metafisico non quantificabile, un'assenza di suono dinamicamente tesa», ovvero la pausa che dà senso al suono.
・Nella conversazione: il Ma è il silenzio confortevole tra due amici che non hanno bisogno di riempire ogni istante di parole. È la pausa strategica prima di una risposta importante, che ne aumenta il peso. È una competenza fondamentale per "leggere l'aria" (kūki o yomu).
・Ritmo e tempo: in molte arti tradizionali ricorre anche 序破急 (jo-ha-kyū), principio di modulazione temporale (inizio lento, sviluppo, conclusione rapida) che dialoga con il Ma come gestione consapevole degli intervalli.
Un esempio pratico: Il Ma nella Grande Onda di Hokusai
Per capire come il Ma funzioni in una composizione visiva, basta guardare l'opera d'arte giapponese più celebre in Occidente: "La grande onda di Kanagawa" (神奈川沖浪裏, Kanagawa-oki Nami Ura, dalla serie Trentasei vedute del Monte Fuji, ca. 1830–32) di Katsushika Hokusai.
A un primo sguardo, la stampa sembra un'immagine piena di caos e movimento. Ma la sua potenza devastante deriva proprio dal magistrale uso del Ma, lo spazio vuoto, in almeno due punti cruciali:
・Il cielo: la vasta distesa di cielo pallido che occupa la parte superiore della stampa non è uno sfondo passivo. È un Ma immenso che crea un senso di oppressione, schiaccia l'orizzonte e fa apparire l'onda, per contrasto, ancora più monumentale e minacciosa. È in questo vuoto che si staglia il piccolo e sereno Monte Fuji, la cui stabilità è accentuata dall'ampio spazio che lo circonda.
・L'incavo dell'onda: il vero colpo di genio è lo spazio sotto la cresta dell'onda, nel suo incavo. Quel "vuoto" a forma di artiglio, che sta per abbattersi sulle fragili barche, non è affatto vuoto: è carico di tutta la potenziale energia distruttiva dell'acqua. È un Ma visivo inteso come intervallo, la pausa terrificante e carica di tensione prima dell'impatto.
Hokusai, quindi, non dipinge solo l'acqua; dipinge lo spazio tra le onde, la pausa prima del disastro. Ci insegna che la forza e il dramma di un'immagine risiedono tanto in ciò che viene mostrato quanto in ciò che viene lasciato all'immaginazione dello spettatore.
Fonti e prospettive critiche
Questo concetto, così fondamentale, è stato oggetto di profonde riflessioni da parte dei grandi maestri dell'architettura e della filosofia giapponese.
・Architetti di fama mondiale come Kishō Kurokawa (黒川 紀章) e Arata Isozaki (磯崎 新) hanno introdotto e spiegato il concetto di Ma al mondo occidentale, definendolo non come uno spazio passivo, ma come un "vuoto carico di energia" che sta alla base di tutta l'estetica e la percezione spaziale giapponese. Vedi: Arata Isozaki, "MA: Space-Time in Japan", mostra e catalogo che hanno introdotto in modo sistematico il concetto di Ma al pubblico occidentale (Centre Pompidou, 1978; catalogo 1979); Kishō Kurokawa, "Metabolism in Architecture" e scritti successivi, riflessioni sullo spazio "intervallo" (Ma) come idea radicata nella vita giapponese.
・Gli scritti del filosofo D.T. Suzuki sul Buddhismo Zen sono essenziali per capire le fondamenta spirituali che legano il Ma al concetto di 空 (kū, vacuità), mostrando come un principio estetico sia in realtà una profonda pratica di meditazione. Vedi: D.T. Suzuki, "Essays in Zen Buddhism / An Introduction to Zen Buddhism", per la base concettuale di 空 (kū) cui spesso si ricollega l'estetica del Ma (pur senza usare sempre il termine).
Conclusione
Il Ma è il protagonista silenzioso e invisibile dell'estetica giapponese. È lo spazio che dà a ogni cosa il suo posto, il suo ritmo e il suo significato. È un invito a valorizzare non solo ciò che è pieno, ma anche e soprattutto lo spazio "tra", la pausa che permette alla vita e alla bellezza di manifestarsi.
Abbiamo esplorato il Ma, lo spazio concettuale e vuoto che definisce la filosofia giapponese. Nel nostro prossimo articolo, vedremo come questo e altri principi prendano forma nello spazio più sacro e definito per la cultura giapponese: la Casa (家, ie).
E tu cosa ne pensi? Ti viene in mente un esempio di Ma nella nostra cultura occidentale? C'è un'opera d'arte, una musica o un luogo che celebra la bellezza del vuoto?
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