庭 Niwa: Il Giardino Giapponese, un Universo in Miniatura
Dopo aver esplorato gli spazi interni della casa giapponese (ie), oggi varchiamo idealmente la soglia della veranda (engawa) per entrare nel suo completamento naturale e spirituale: il 庭 (niwa), il giardino giapponese. Un niwa non è uno spazio decorativo da riempire di piante, ma un'opera d'arte tridimensionale, una dichiarazione filosofica, un universo in miniatura progettato per la contemplazione.
La parola: uno Spazio Sacro
Il kanji 庭 (niwa) ci svela la sua origine sacra: è composto dal radicale 广, che indica un edificio, e da 廷, che rappresenta una corte ceremoniale. Il significato originale era quindi lo spazio aperto e purificato di fronte a un santuario, un luogo per accogliere i kami. Questa idea del giardino come spazio liminale tra l'umano e il divino non è mai andata perduta.
La filosofia del giardino: non dominare, ma ascoltare la natura
La differenza fondamentale tra un giardino occidentale classico e uno giapponese risiede nella filosofia che li anima. Invece di imporre una geometria umana, il giardiniere giapponese cerca di ascoltare la "voce" della natura per crearne una versione idealizzata. Questo approccio si basa su principi fondamentali, codificati per la prima volta nel più antico manuale di giardinaggio al mondo, il Sakuteiki (作庭記) del XI secolo, e perfezionati nei secoli dai maestri Zen. I pilastri di questa filosofia sono:
Scorcio del giardino Shukkeien (縮景園) di Hiroshima
🔹 Miniaturizzazione e sostituzione analogica (縮景, shukkei, e 見立て, mitate)
È l'arte di riprodurre paesaggi naturali vastissimi (montagne, oceani, fiumi) in uno spazio contenuto, creando un microcosmo. Una grande roccia diventa una montagna, un piccolo stagno un lago, la sabbia rastrellata il mare. Un esempio vivo è lo Shukkeien (縮景園) a Hiroshima, creato nel 1620. Il nome significa letteralmente "giardino della scena rimpicciolita": un manifesto programmatico. Commissionato dal daimyō Asano Nagaakira e progettato dal maestro di tè Ueda Sōko, lo Shukkeien comprime in scala ridotta monti, valli, fiumi e laghi in un unico microcosmo. Al centro c'è lo stagno 濯纓池 (takuei-chi), punteggiato da isolette e attraversato dal 虹橋 (kokōkyō, "ponte arcobaleno"); il percorso circolare guida lo sguardo con piccoli 見え隠れ (miegakure, cose che si celano e poi si rivelano), e dai rilievi artificiali si colgono scorci interni ed esterni come in un rotolo illustrato. La tradizione locale vuole che il giardino rievochi anche paesaggi celebri (come il Lago dell'Ovest cinese), perfetto esempio di shukkei e mitate che trasformano un lotto urbano in paesaggio totale.
🔹 Asimmetria ed equilibrio naturale (不均斉, fukinsei)
Il giardino giapponese rifiuta la simmetria, considerata artificiale e statica. Cerca invece un equilibrio dinamico e organico, basato su numeri dispari e disposizioni che, pur essendo attentamente studiate, appaiono naturali e spontanee.
🔹 Simbolismo
Ogni elemento è carico di significato. Una roccia può rappresentare la stabilità di una montagna sacra o una carpa che risale la corrente (simbolo di perseveranza). Una lanterna di pietra non serve solo a illuminare, ma simboleggia la luce della conoscenza.
🔹 Nascondere e rivelare (見え隠れ, miegakure)
Una tecnica da passeggio in cui siepi, collinette e svolte celano e svelano scorci per gradi, guidando lo sguardo come in un 絵巻物 (emakimono), un racconto illustrato da leggere su un rotolo di carta o seta, con scorrimento orizzontale.
🔹 Paesaggio in prestito (借景, shakkei)
Questa è forse la tecnica più ingegnosa. Consiste nell'incorporare elementi del paesaggio esterno al giardino (una collina, un bosco lontano, persino un tetto di un tempio) nella sua composizione, usando siepi e alberi come cornici. In questo modo, i confini del giardino si dissolvono e lo spazio percepito si amplia all'infinito.
Le forme del giardino: le tre grandi tipologie
Questa filosofia si è espressa in diverse forme nel corso della storia. Sebbene le variazioni siano infinite, possiamo identificare tre grandi tipologie di giardino, ognuna con un suo scopo preciso.
🔹 Karesansui (枯山水), il giardino secco
È il famoso "giardino Zen". Realizzato quasi esclusivamente con rocce, ghiaia (o sabbia) e muschio, è un paesaggio astratto e monocromatico. Non è progettato per essere percorso, ma per essere contemplato da un punto fisso (come la veranda di un tempio) e stimolare la meditazione. La ghiaia rastrellata a formare onde e le rocce che emergono come isole sono una potente rappresentazione del Ma (間). L'esempio più celebre al mondo è il giardino del tempio Ryōan-ji a Kyōto, famoso anche per per il suo mistero: è composto da 15 rocce, ma da qualsiasi punto di osservazione se ne possono vedere sempre e solo 14. Si dice che solo attraverso l'illuminazione (悟り, satori) sia possibile contemplarle tutte insieme con l'occhio della mente.
Giardino Kenroku-en (兼六園) di Kanazawa
🔹 Chisen kaiyū-shiki teien (池泉回遊式庭園), il giardino da passeggio con stagno
È il "giardino per la passeggiata". A differenza del karesansui, è progettato per essere vissuto muovendosi al suo interno, lungo un sentiero che svela una serie di scene attentamente composte. Include quasi sempre colline artificiali (築山, tsukiyama), stagni con isole (spesso a forma di gru o tartaruga, simboli di longevità), ponti e lanterne. I tre giardini più famosi del Giappone (il Kenroku-en di Kanazawa, il Kairaku-en di Mito e il Kōraku-en di Okayama) appartengono a questa tipologia.
🔹 Chaniwa (茶庭), il giardino del tè
È il giardino che funge da percorso di accesso alla sala da tè (茶室, chashitsu). Il suo scopo non è essere spettacolare, ma preparare spiritualmente l'ospite alla cerimonia. È volutamente rustico, semplice e naturale. Il suo cuore è il roji (露地), il "sentiero bagnato di rugiada", un camminamento di pietre irregolari che simboleggia il distacco dal mondo profano. Lungo il percorso si trovano una lanterna di pietra (tōrō, 灯籠) e un bacino d'acqua, lo tsukubai (蹲), dove gli ospiti si purificano mani e bocca.
Fonti e prospettive critiche
La progettazione del giardino giapponese non è mai stata improvvisazione, ma un'arte raffinatissima, codificata in testi antichi e analizzata da grandi maestri.
Il testo di riferimento sull'argomento è il Sakuteiki (作庭記), un manuale del periodo Heian (XI secolo). Attribuito a Tachibana no Toshitsuna (XI sec.), è il più antico manuale di giardini giapponesi giunto fino a noi: dedica grande attenzione al posizionamento delle pietre e alle acque correnti (遣水 yarimizu) secondo le regole della natura e della geomanzia.
In epoca moderna, scrittori come Lafcadio Hearn, nel suo "Glimpses of Unfamiliar Japan", hanno trasmesso all'Occidente non solo le forme, ma anche l'anima e il senso di pace spirituale di questi luoghi.
Esperti contemporanei come l'architetto paesaggista Marc Peter Keane, nel saggio "Japanese Garden Design", analizzano la profonda filosofia Zen che si nasconde dietro ogni roccia e ogni pianta.
Conclusione
Il giardino è lo spazio dove l'uomo e la natura dialogano; è anche il luogo dove il nostro breve viaggio sul concetto di "spazio" in Giappone si conclude. Quello che ci resta è una rinnovata consapevolezza che lo spazio in Giappone non è mai un semplice contenitore vuoto, ma è sempre carico di significato, di estetica e di una profonda visione del mondo che lega indissolubilmente l'essere umano al cosmo che lo circonda.
E tu cosa ne pensi? Quale tipologia di giardino giapponese ti affascina di più? Quello da contemplare, quello da percorrere o quello da "usare" per un rito?
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