オノマトペ Onomatope: Il Mondo a Colori delle Onomatopee Giapponesi
Dopo esserci immersi nella rigida, formale e quasi matematica architettura del Keigo, oggi cambiamo completamente registro. Apriamo le porte al mondo più giocoso, istintivo, sensoriale e incredibilmente espressivo della lingua giapponese: l'universo sconfinato delle Onomatopee (オノマトペ).
Se pensate che siano solo parole da fumetto o un vezzo per bambini, preparatevi a cambiare idea. In giapponese, le onomatopee non sono una curiosità ai margini della lingua, ma una parte essenziale, onnipresente e sofisticata del lessico quotidiano, usate da tutti, dal bambino al primo ministro, per descrivere il mondo in un modo che le lingue occidentali possono solo sognare.
Dare un "Suono" al Mondo
オノマトペ (onomatope) è il termine generico, un prestito diretto dal francese "onomatopée", che i giapponesi stessi usano per riferirsi all'intero universo delle onomatopee: è l'ombrello che le contiene tutte. Ma per orientarci meglio, dobbiamo subito dividere questo universo in due grandi, distinte famiglie: Giongo e Gitaigo.
・擬音語 (Giongo) - Le Parole-Suono:
La parola è composta da 擬 (gi, imitare), 音 (on, suono), e 語 (go, parola). Un Giongo è una "parola che imita un suono". Queste sono le onomatopee che conosciamo anche noi: parole che riproducono un suono effettivamente esistente nel mondo reale. Ma la loro varietà in giapponese è sbalorditiva.
🐶 Versi di animali: Il cane non fa "bau", ma ワンワン (wan wan); il gatto fa ニャーニャー (nyā nyā); la rana gracida ゲロゲロ (gero gero).
🌧️ Suoni della natura: La pioggia battente fa ザーザー (zā zā), mentre una pioggerellina cade しとしと (shito shito). Il vento soffia びゅうびゅう (byū byū).
😂 Suoni umani: il cuore che batte forte per l'emozione fa ドキドキ (doki doki); si ride a crepapelle ゲラゲラ (gera gera); si dorme profondamente ぐうぐう (gū gū).
・擬態語 (Gitaigo) - Le Parole-Stato:
Qui entriamo nel regno della magia linguistica giapponese. La parola è composta da 擬 (gi) - imitare, 態 (tai) - condizione/stato/apparenza, e 語 (go) - parola. Un Gitaigo è una "parola che imita una condizione". Sono parole che danno un "suono" a stati, emozioni, sensazioni e apparenze che non hanno un suono reale.
✨ Visive: Qualcosa che brilla e scintilla è キラキラ (kira kira). Una superficie liscia e lucida è つるつる (tsuru tsuru).
🧽 Tattili: Un pane o un maglione soffice e spugnoso è ふわふわ (fuwa fuwa). Una pelle morbida e setosa è すべすべ (sube sube).
🤕 Emotive e Fisiologiche: Sentirsi eccitati e pieni di aspettativa è わくわく (waku waku). Avere mal di testa e sentire le tempie pulsare è がんがん (gan gan).
😊 Astratte: Il silenzio assoluto e quasi teso viene descritto con il suono しーん / シーン (shiin). Una persona che sorride felicemente e in modo radioso lo fa ニコニコ (niko niko).
La Funzione nella Lingua e nel Pensiero
Ma perché il giapponese è così incredibilmente ricco di queste espressioni?
・Un linguaggio sensoriale: le onomatopee offrono una descrizione più diretta, emotiva e sensoriale. Invece di dire "il pavimento era molto pulito e lucido", un giapponese può dire 「床がぴかぴかだった」 (yuka ga pika pika datta), comunicando un'immagine vivida e immediata di "scintillante". Danno "sapore" e "colore" al discorso.
・L'universo dei manga: non c'è dubbio che i manga abbiano avuto un ruolo fondamentale nel diffondere e codificare le onomatopee. Le scritte in katakana che riempiono le vignette non sono solo effetti sonori, ma veri e propri elementi narrativi che comunicano stati d'animo, atmosfere e sensazioni, e che dai manga sono tracimate nel linguaggio di tutti i giorni.
・Una lingua di sensazioni: una delle spiegazioni più affascinanti sulla loro abbondanza ci viene da grandi linguisti come Haruhiko Kindaichi (金田一 春彦). Nei suoi numerosi studi sulla lingua giapponese - dal saggio di riferimento “Giongo/Gitaigo Gaisetsu” (1978) al volume Nihongo (1957; trad. ingl. The Japanese Language, 1989) - Kindaichi ha evidenziato come le onomatopee non siano un elemento accessorio, ma una componente centrale della ricchezza espressiva della lingua. Laddove una lingua come l'italiano è ricchissima di verbi sfumati (camminare, trotterellare, arrancare, passeggiare...), il giapponese si affida a un verbo generico ( 歩く, aruku, "camminare") combinato con una vasta gamma di "avverbi mimetici" (le nostre onomatopee) per descrivere l'azione in modo incredibilmente preciso. Così, si può camminare in modo pesante e stanco (とぼとぼ, tobo tobo), in modo energico e spedito (すたすた, suta suta), o senza meta e ciondolando (ぶらぶら, bura bura). Le onomatopee, quindi, non sono un accessorio, ma un vero e proprio motore grammaticale che permette alla lingua di esprimere sfumature di azione e stato con straordinaria vividezza.
Fonti e Approfondimenti
Sebbene siano un fenomeno del parlato e della cultura pop, le onomatopee sono state oggetto di seri studi linguistici.
・Fonti critiche: linguisti giapponesi come il già citato Haruhiko Kindaichi hanno dedicato la loro carriera a studiare e categorizzare questo fenomeno, creando veri e propri dizionari. A livello internazionale, la traduzione delle onomatopee è considerata una delle sfide più grandi e creative per i traduttori di manga e romanzi: come si traduce in italiano il "suono" del silenzio (shiin) o di una superficie soffice (fuwa fuwa)? In questi casi, è utile il dizionario degli "effetti speciali" di The Jaded Network, ricco di esempi contestuali.
・Consigli di "visione": il modo migliore per vederle in azione è aprire un manga in lingua originale. Prendete un volume di una qualsiasi opera, da Dragon Ball a One Piece, e osservate come lo sfondo sia un tappeto di katakana che danno voce e sensazione a ogni scena: dal pugno sferrato con un sonoro ドカッ (DOKKA!) o バキッ (BAKI!), allo sguardo intenso e concentrato ジーッ (JII), o ai momenti di tensione che fanno ゴゴゴゴ (GOGOGOGO...). Per l'animazione, la serie comica Nichijou: My Ordinary Life (日常, 2011) è celebre per il suo uso esagerato e geniale delle onomatopee.
Conclusione
Come ben sa chi studia giapponese, le onomatopee non sono parole "infantili" o secondarie. Sono un sofisticato strumento che rende la lingua incredibilmente vivida, emotiva e legata ai cinque sensi. Sono la prova di una cultura che ama descrivere il mondo non solo attraverso concetti astratti, ma attraverso le sensazioni che esso provoca.
Il prossimo articolo sarà un nuovo passo nel cuore della comunicazione giapponese. Proverò a unire la rigidità del Keigo e la sensibilità delle Onomatopee per capire un concetto che li governa entrambi: la filosofia del non detto e della suggestione, l'Aimai.
E tu cosa ne pensi? Qual è la tua onomatopea giapponese preferita? Ce n'è una che descrive perfettamente una sensazione che non sapevi come esprimere?
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