幽玄 Yūgen: La Bellezza Profonda del Mistero e dell'Ombra

Se il 物の哀れ (mono no aware), come abbiamo visto, è la bellezza che contempliamo nella sua palese, struggente fragilità, lo 幽玄 (yūgen) è il suo opposto complementare. È la bellezza che percepiamo in ciò che è nascosto, profondo, oscuro e inesprimibile a parole. È un viaggio che si allontana dalla commozione del cuore per entrare nei territori dell'intuizione e dello spirito; un passaggio dall'estetica dell'esplicito a quella dell'implicito.

La parola: un'oscurità profonda e spirituale

I kanji che compongono questa parola sono una porta d'accesso al suo significato:

幽 (): un carattere affascinante. Composto da 山 (montagna) e 幺 (piccolo, debole), evoca qualcosa di nascosto, debole e profondo tra i monti. È lo stesso kanji che troviamo in parole come 幽霊 (yūrei), fantasma ("spirito debole/fioco"), e 幽界 (yūkai), il mondo degli spiriti. Lega immediatamente il concetto a una dimensione altra, non pienamente visibile.
玄 (gen): significa "oscuro", "misterioso", "profondità". È il colore nero scuro e profondo del cielo notturno, il colore del mistero cosmico nel Taoismo.

Yūgen è quindi una "profondità nascosta e misteriosa", una bellezza che allude a un'altra realtà, a una verità che non si può cogliere con la sola ragione, ma che si può solo intuire.

Il cuore del concetto: la bellezza di ciò che si intuisce

Spiegare lo Yūgen a parole è quasi un paradosso, perché è un'estetica che celebra proprio ciò che non può essere detto o pienamente compreso. Possiamo però evocarlo attraverso delle immagini: una catena montuosa le cui cime svaniscono nella nebbia; la luna parzialmente velata da una nuvola; una foresta fitta in cui la luce fatica a penetrare. Lo Yūgen non è la montagna o la luna in sé, ma la risonanza emotiva e spirituale che questa visione parziale crea nel nostro animo, suggerendo un'infinità nascosta. A differenza dell'estetica classica occidentale, che spesso ricerca la chiarezza e la definizione perfetta, lo Yūgen trova il sublime nell'indefinito.

Un dialogo a distanza: Yugen e il "Sublime" occidentale

Questa ricerca del "sublime nell'indefinito" trova un'eco affascinante nel concetto di Sublime teorizzato dal filosofo del XVIII secolo Edmund Burke nel saggio "Un'indagine filosofica sull'origine delle nostre idee del Sublime e del Bello" (A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful, 1757). Esistono dei punti di contatto? Certamente. Entrambi sono esperienze estetiche che vanno oltre la semplice "bellezza". Entrambi nascono da ciò che è vasto, oscuro e non del tutto comprensibile, ciò che stimola la nostra immaginazione.

Ma la differenza fondamentale tra i due concetti è rivelatrice e ci mostra due modi diversi di rapportarsi al mondo.
Il Sublime di Burke è una bellezza che nasce dalla paura e dal terrore, seppur vissuti da una posizione di sicurezza. È l'orrore piacevole che proviamo di fronte a una tempesta in mare, a un precipizio infinito, a una potenza schiacciante della natura. È un'emozione energetica, quasi violenta, che ci fa sentire piccoli e fragili ma, alla fine, esalta la nostra sensazione di essere vivi. Il famoso dipinto "Viandante sul mare di nebbia" (1818) di Caspar David Friedrich è una rappresentazione visiva del Sublime di Burke, anzi, forse ne è l'icona per eccellenza.
・Lo Yūgen, al contrario, non nasce dal terrore, ma dalla calma e dalla quiete contemplativa. Non è una tempesta in mare, ma una barca solitaria che svanisce nella nebbia. Non è un'emozione che ci travolge e ci afferma, ma uno stato d'animo in cui l'io si dissolve quietamente.

Se il Sublime è un confronto con la potenza della natura, lo Yūgen è una fusione con il suo mistero. Una differenza sottile ma abissale, che definisce due diverse sensibilità estetiche.

Le voci dello Yugen: fonti, poesie e riflessioni

Questo concetto, radicato nel pensiero Zen e Taoista, è stato definito e messo in pratica da alcuni dei più grandi artisti e scrittori del Giappone.

・Il genio che ha codificato il Teatro Nō nel XIV secolo, Zeami Motokiyo (世阿弥 元清), identificò lo Yūgen come l'ideale supremo della sua arte. Nei suoi trattati, lo descrive non come un oggetto, ma come un'atmosfera, paragonandolo "alla bellezza del volto di una nobildonna velato da una profonda tristezza". Lo Yūgen è la bellezza che si percepisce attraverso un velo di malinconia o mistero, una bellezza che è più suggerita che mostrata.

・In tempi moderni, nessuno ha saputo descrivere questa sensibilità meglio di Jun'ichirō Tanizaki (谷崎 潤一郎) nel suo saggio capolavoro "Libro d'ombra" (陰翳礼讃, In'ei Raisan). Sebbene non usi quasi mai la parola Yūgen, l'intero saggio è una sua celebrazione. Tanizaki elogia la bellezza della lacca giapponese che si rivela non sotto una luce accecante, ma nella penombra di una stanza, dove, scrive, "l'oscurità la fa risplendere".

・Infine, ecco il distillato poetico di questo sentimento, in una waka (和歌) del monaco-poeta Saigyō (西行), maestro indiscusso dello Yūgen:

心なき / 身にもあはれは / 知られけり / 鴫立つ沢の / 秋の夕暮れ
Kokoro naki / mi ni mo aware wa / shirarekeri / shigi tatsu sawa no / aki no yūgure
(Anche chi, come me, ha rinunciato al cuore / conosce questa profonda commozione: / un beccaccino si alza in volo dalla palude / nel crepuscolo d'autunno.)

La potenza della poesia risiede in ciò che non dice. L'immagine, solitaria e quasi monocromatica, evoca un sentimento di bellezza e malinconia vasto e imperscrutabile.

Le manifestazioni dello Yugen nelle arti

Una volta compreso il concetto, si inizia a percepire lo Yūgen in molte forme d'arte giapponese, dalle più classiche alle più inaspettate.

Nel Teatro Nō (能), il palcoscenico spoglio, i movimenti lenti e le maschere enigmatiche sono tutti elementi progettati per suggerire emozioni e storie, non per mostrarle apertamente.

Nella pittura a inchiostro (墨絵, Sumi-e), lo spazio bianco non dipinto (余白の美, yohaku no bi) è importante quanto le pennellate. L'inchiostro che si dissolve sulla carta evoca paesaggi che svaniscono nella nebbia, lasciando all'immaginazione il compito di riempire i vuoti.

Nei giardini Zen (枯山水, Karesansui), la ghiaia rastrellata e le rocce non "rappresentano" un paesaggio, ma lo evocano in forma astratta, stimolando la meditazione.

Nella musica tradizionale (邦楽, Hōgaku), il concetto fondamentale è il 間 (ma): la pausa, il silenzio tra le note. Nella musica per flauto shakuhachi (尺八), il silenzio non è assenza di suono, ma uno spazio carico di tensione e significato. Il Ma è lo Yūgen in forma sonora.

Nella fotografia contemporanea, l'opera di Hiroshi Sugimoto (杉本 博司) è un perfetto esempio visivo. La sua serie "Seascapes", che ritrae mari e cieli divisi da un orizzonte quasi invisibile, incarna uno Yūgen moderno: atemporale, misterioso e che evoca un senso di infinito.

Nel cinema, questa estetica ha influenzato maestri come Akira Kurosawa, ma la sua risonanza più sorprendente la troviamo forse nell'opera del regista russo Andrei Tarkovsky. I suoi film, con le loro lunghe inquadrature, i paesaggi avvolti nella nebbia e l'atmosfera di mistero spirituale, sono quanto di più vicino allo spirito dello Yūgen si possa trovare nel cinema mondiale.

Conclusione

Lo Yūgen è l'estetica dell'infinito suggerito dal finito, un invito a guardare oltre la superficie e a trovare la bellezza nel mistero. Questa celebrazione del non detto, però, non è solo una scelta artistica, ma è il fondamento stesso della comunicazione giapponese, dove l'ambiguità (曖昧, aimai) è spesso una virtù. Se lo Yūgen è la bellezza che troviamo ritirandoci nel profondo dello spirito e dell'ombra, il nostro prossimo e ultimo passo in questa trilogia ci riporterà alla luce, per le strade vibranti della città, a esplorare un'estetica della vitalità e dello stile: l'inafferrabile Iki.

E tu cosa ne pensi? Quale di queste forme d'arte evoca in te maggiormente il sentimento dello Yūgen?


Se vuoi scoprire altri aspetti della cultura e della lingua giapponese, il nostro corso di giapponese online è la scelta perfetta. Inizia il tuo viaggio con una lezione di prova completamente gratuita. Vuoi saperne di più? Leggi la nostra FAQ!

ISCRIVITI ALLA LEZIONE GRATUITA
Indietro
Indietro

粋 Iki: L'Eleganza Disinvolta, lo Chic della Metropoli Giapponese

Avanti
Avanti

物の哀れ Mono no Aware: La Gentile Tristezza per la Bellezza che Svanisce