生き甲斐 Ikigai: Scoprire e coltivare il vero senso della vita
"Ikigai". È una delle parole giapponesi più famose al mondo, evocata da life coach e guru del benessere come la formula magica per una vita felice e di successo. Ma come spesso accade, dietro l'immagine patinata che ne ha fatto l'Occidente si nasconde un concetto molto più profondo, intimo e autenticamente giapponese, che merita un po' più di attenzione e di accuratezza "filologica"…
Oggi proverò a fare un po’ più di chiarezza (almeno spero!): cercherò di smontare il falso mito per capire cosa sia davvero l'Ikigai (生き甲斐), mostrandolo come un contrappunto positivo ai concetti di dovere (Giri) e perdita (Sōshitsukan) che abbiamo già esplorato. Perche l'Ikigai non è una meta da raggiungere, ma un viaggio da scoprire.
L'analisi della parola
La parola stessa ci offre la prima, fondamentale chiave di lettura:
・生き (Iki): deriva dal verbo 生きる (ikiru), "vivere", "esistere".
・甲斐 (Gai): un suffisso che indica "valore", "merito", "scopo", "un risultato che vale la pena ottenere".
Ikigai è quindi, letteralmente, "il valore del vivere", la propria "ragion d'essere": l'insieme di tutte le cose che rendono la vita degna di essere vissuta ogni giorno.
Il cuore del concetto: sfatare il mito del "successo"
Affrontiamo subito il punto cruciale: il famoso diagramma di Venn a quattro cerchi ("ciò che ami, ciò in cui sei bravo, ciò per cui puoi essere pagato, ciò di cui il mondo ha bisogno") che molti ormai associano all'Ikigai non ha niente a che vedere con il Giappone né con il vero significato di Ikigai. È un'interpretazione creata nel 2014 dall'imprenditore Marc Winn, che ha mescolato e frullato il concetto di Ikigai con la teoria dello "scopo" dello psicologo Andrés Zuzunaga.
La concezione giapponese originale è molto più fluida e "democratica". L'Ikigai non è necessariamente l'intersezione perfetta tra passione e lavoro che porta al successo economico. Può essere multiplo, cambiare nel corso della vita e, soprattutto, si può trovare anche (e forse soprattutto) nelle piccole gioie quotidiane, negli hobby, nelle relazioni e nel senso di appartenenza a una comunità.
Ikigai e la vita sociale giapponese
Pur essendo una sensazione profondamente personale, l'Ikigai non è un concetto individualista. Spesso, l'Ikigai di una persona si realizza proprio contribuendo al benessere del proprio gruppo Uchi, che sia la famiglia o l'azienda. Trovare il proprio posto e il proprio ruolo all'interno dell'armonia (和, Wa) collettiva è una fonte potentissima di Ikigai.
L'Ikigai è inoltre il carburante che alimenta la perseveranza (我慢, Gaman → ne parleremo presto!). Si sopportano le difficoltà, la fatica di un lavoro ripetitivo o le pressioni sociali proprio in virtù di uno scopo più alto, di un Ikigai che dà valore e significato a quello sforzo.
Esempi pratici di Ikigai
La bellezza del concetto giapponese risiede nella sua vastità. Esiste un grande Ikigai, quello che cambia la vita, ma anche un piccolo Ikigai, che la rende semplicemente più dolce.
・Il grande Ikigai possiamo osservarlo ad esempio nell'artigiano shokunin (職人) che dedica l'intera esistenza a perfezionare la sua arte; nello scienziato che insegue una scoperta rivoluzionaria; nell'atleta che si allena per le Olimpiadi.
・Il piccolo Ikigai "quotidiano" lo possiamo trovare nella cura del proprio orto; nella preparazione di un pasto per le persone che si amano; nell'incontro settimanale con il club di shōgi (gli scacchi giapponesi); nella passeggiata mattutina con il proprio cane; oppure potrebbe essere il senso di appartenenza a un team di lavoro affiatato… La cultura giapponese dà enorme dignità e valore a questa seconda categoria.
Fonti, citazioni e approfondimenti
Per comprendere l'Ikigai in modo serio, è essenziale partire dalle fonti giuste. La fonte primaria è l'opera della psichiatra Mieko Kamiya (神谷 美恵子): nel suo libro del 1966 生きがいについて (Ikigai ni Tsuite, "Sull'Ikigai"), basato sul suo lavoro con pazienti affetti da lebbra, ne ha dato la prima e più importante definizione accademica. Per Kamiya, l'Ikigai è quel sentimento che "ci fa sentire che vale la pena vivere" e che è strettamente legato al bisogno di sentirsi necessari a qualcuno o a qualcosa. È una sensazione orientata al futuro, ma che può trovare radici anche nel ricordo di un passato felice.
Per approfondire, ecco qualche ulteriore opera che può espandere la nostra consapevolezza di questo concetto così delicato e profondo:
・Ken Mogi, "Il piccolo libro dell'ikigai": un saggio divulgativo ma autentico di un neuroscienziato giapponese che spiega il concetto in modo chiaro e accessibile.
・Durian Sukegawa, "Le ricette della signora Tokue": un romanzo che offre un esempio struggente e meraviglioso di come un'attività umile e fatta con dedizione possa diventare il potente Ikigai di una persona, donandole un nuovo scopo.
・"Jiro Dreams of Sushi" (di David Gelb, 2011): il documentario definitivo sull'Ikigai come ricerca della perfezione nel proprio mestiere. La vita dello chef Jiro Ono è la personificazione di questo concetto.
・"Departures" (おくりびと, Okuribito, 2008): il film di Yojiro Takita narra la storia di un uomo che, perduto e senza scopo, trova un Ikigai profondo e inaspettato in una professione socialmente difficile come quella del tanatoesteta.
・"Silver Spoon" (銀の匙, Gin no Saji, 2013): questo anime tratto dal manga di Hiromu Arakawa (l'autrice di "Fullmetal Alchemist") è un racconto di formazione "anomalo" su uno studente che fugge dalla pressione della città e trova il suo Ikigai nella vita rurale, nel lavoro agricolo e nel senso di comunità.
Conclusione
L'Ikigai, nella sua accezione più autentica, ci libera dalla pressione di dover trovare un unico, grandioso scopo nella vita. Ci invita a una riflessione più gentile: l'Ikigai non si "trova", ma si "coltiva". È la risposta alla domanda "Per cosa vale la pena alzarmi dal letto oggi?". E la risposta può essere salvare il mondo, ma anche, più semplicemente, preparare una buona tazza di tè. 🍵
E tu cosa ne pensi? Qual è il tuo Ikigai? Lo trovi in una grande passione o nelle piccole gioie di ogni giorno?
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